..quando le persone domandano spesso solo per parlare o per rompere il ghiaccio " Che lavoro fai tu?",
alla risposta " Lavoro in una Comunità di Disabili con Innesto Psicotico"ecco che,per un'attimo rimangono ammutoliti per poi esordire ,con occhi umidicci e scintillanti " OOOhhh che coraggio...sai ti AMMIRO , io non riuscirei a farlo.."
L'immagine che appare ,come un fumetto,nitida sulla loro testa è di una persona non ben definita ,probabilmente assessuata come un angelo un misto tra una missionaria e una '68 incallita che,quando parla ,esordisce con " Cioè(calcare la parola) vedi..cioè.." tanto tanto simile a quel personaggio di Carlo Verdone
che viveva nella comune e coltivava piselli..e tu a quel punto ,che ti senti una persona normalissima, che sei praticamente atea prettamente carnivora e nn disdegni la speranza di incontrare un bel figone,non puoi che rispondere " Faccio quello che so fare, tutto qui."
Sarà che alla fine la vita in una comunità non è poi così diversa dalla vita fuori:esistono le stesse situazioni,gli stessi scazzi,le stesse risate.
Esistono persone con dei problemi,è vero, ma una volta conosciuti non appaiono poi tanto distanti ;sarà che,come fuori,anche la comunità ha le sue regole da rispettare e fra rispettare che, e non c'è nulla di eroico in questo,non c'è nessuna sottospecie di vocazione ,c'è forse un diverso modo di interagire con la malattia .
Del resto si sa che è spesso la " paura" di certe cose come la malattia,la morte,la pazzia a far nascere buoni operatori sociali..l'avvicinarsi a ciò che si teme esorcizzerebbe insomma le nostre insicurezze...non c'è davvero nulla di eroico o speciale in questo,
posso assicurarvelo! : )
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